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YOGA e BUDDHISMO

Perché il Buddhismo è rimasto integro e lo Yoga si è frantumato

Sri Pranidhana – Discorso integrale per gli studenti e i praticanti


Buddhismo integro vs Yoga frammentato

Il Buddhismo, pur articolato in scuole (Theravāda, Mahāyāna, Vajrayāna, Zen), ha custodito il suo nucleo — Quattro Nobili Verità, Ottuplice Sentiero, Vinaya e meditazione — grazie a tre fattori: Sangha stabili, canone testuale autorevole, trasmissione maestro–discepolo orientata al Nirvāṇa.

Lo Yoga, trasmesso in modo più fluido (guru-śiṣya) e privo di protezioni istituzionali, con il colonialismo e la modernità ha subito medicalizzazione, ginnastiche occidentali e mercato globale: lo scopo liberativo (mokṣa) è scivolato verso salute, estetica, prestazione.

yogaḥ citta-vṛtti-nirodhaḥ — Lo Yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente. (Yoga Sūtra I.2)

Dossier storico: come lo Yoga è stato fisicizzato (1890–1970)

1) Le basi: scienza, nazionalismo e “physical culture”

All’inizio del ’900, in India si saldano tre forze: la ricerca di legittimazione scientifica dello Yoga (respiri, pressione sanguigna, fisiologia), il nazionalismo che voleva corpi forti per smentire lo stereotipo coloniale di un’India “debole”, e la penetrazione di ginnastiche occidentali (YMCA, calistenica militare, bodybuilding). Questo impasto aprì la strada a uno Yoga medicalizzato e ginnico. Gli studi storici di Mark Singleton e Joseph Alter ne ricostruiscono con precisione i passaggi.

2) I pionieri della “yoga-terapia” e dell’adattamento moderno

Swami Kuvalayananda (1883–1966) fonda a Lonavla il centro Kaivalyadhama e nel 1924 la rivista Yoga Mīmāṁsā, pubblicando ricerche fisiologiche su āsana e prāṇāyāma. Nasce così la yoga-terapia moderna: lo Yoga viene “accettato” perché misurabile, e diventa sempre più igiene e salute.

Śrī Yogendra (1897–1989) apre nel 1918 The Yoga Institute (Mumbai), il più antico istituto organizzato di yoga, con forte taglio educativo-terapeutico e domestico (yoga per la vita quotidiana). Questa impostazione, pur onorevole, facilita la traduzione dello Yoga in protocollo salutista.

Nota bene: qui non c’è ancora la rottura intenzionale con la liberazione (mokṣa), ma la scelta di un linguaggio “scientifico-igienico” che, in Occidente, verrà poi interpretato quasi solo come benessere fisico.

3) I “cultori del corpo”: bodybuilding, ginnastica, circensi

K. V. Iyer (1897–1980), icona del bodybuilding indiano, fonde consapevolmente haṭha-yoga e cultura fisica nel suo ginnasio a Bangalore (anni ’20–’30). Contribuisce a presentare il Sūrya-namaskār come esercizio moderno per forza e flessibilità, non come rito o via contemplativa.

S. Sundaram (1901–1994), noto come Yogācārya Sundaram, pubblica nel 1928 Yogic Physical Culture, primo manuale di āsana con fotografie in inglese, dichiaratamente ispirato anche alla physical culture occidentale; gira l’India in coppia con Iyer con dimostrazioni pubblico-spettacolari.

4) L’invenzione/standardizzazione di sequenze dinamiche

Bhawanrao Ś. Pant Pratinidhi, rājā di Aundh, negli anni ’20 popolarizza e nomina il Sūrya-namaskār come sequenza fisica sistematica (libro del 1928), in un ambiente imbevuto di cultura fisica (ammiratore di Eugen Sandow). Da qui l’idea di sequenze attive giornaliere, facilmente esportabili. Studi recenti mostrano il ruolo delle danda (flessioni/“Hindu push-up”) della tradizione vyāyāma e il manuale Vyayama Dipika (1896) come matrice delle versioni dinamiche insegnate poi anche da Krishnamacharya.

5) Mysore: il laboratorio dove la ginnastica incontra lo Yoga

T. Krishnamacharya (1888–1989), alla corte di Mysore, crea uno stile dinamico (vinyāsa) in un contesto palaziale con palestra moderna, funi, attrezzi e forte circolazione di manuali ginnici. Ricercatori come Norman Sjoman e Mark Singleton documentano parallelismi fra posture/sequenze insegnate a Mysore e ginnastiche scandinave/occidentali (es. Niels Bukh, 1924). Da Mysore usciranno i due grandi vettori della posturalità moderna: Iyengar e Pattabhi Jois.

Qui si consuma il vero punto di svolta: lo Yoga viene ri-coreografato in schemi atletici (flow, salti, transizioni), poi legittimati ex post con il richiamo a Patañjali. È la tesi centrale di Yoga Body.

6) Dall’India all’Occidente: marchi, palestre, catene

B. K. S. Iyengar (1918–2014) codifica un metodo centrato su allineamento e props; il suo Light on Yoga diventa il canone dell’āsana-centrismo globale.

K. Pattabhi Jois (1915–2009) esporta l’Aṣṭāṅga-vinyāsa come serie fisse intense; da lì nascono i brand Power Yoga (anni ’90: Beryl Bender Birch, Bryan Kest, Baron Baptiste), esplicitamente orientati alla prestazione fisica.

Bikram Choudhury (n. 1944) confeziona un format commerciale (26 posture in sala riscaldata), con copyright conteso e gravi cause legali e mandato di arresto negli USA: caso emblematico della industrializzazione dello Yoga.

Oggi catene come CorePower Yoga organizzano lo “yoga-fitness” a scala industriale (centinaia di studi negli USA).

Post-scriptum etico: in più casi, la cultura del corpo-spettacolo e del guru-brand è degenerata in abusi di potere, spingendo parte del mondo yoga a ripensare criticamente il culto del guru.

Chiarimento su Vivekananda e Yogananda

Swami Vivekananda: presenta l’ascesi mentale di Patañjali (yama-niyama, pratyāhāra, dhāraṇā, dhyāna, samādhi), non una coreografia di posture.

Paramahansa Yogananda: il cuore è il Kriyā-Yoga, cioè prāṇāyāma e meditazione per la realizzazione del Sé; le āsana hanno un ruolo secondario e strumentale.

Cosa succede quando inizi davvero lo Yoga autentico

Se un praticante passa dalle lezioni di esercizi con il nome di yoga allo Yoga degli otto aṅga (Patañjali), ecco cosa può aspettarsi — non in una settimana, ma nell’arco di mesi e anni di sādhanā costante:

  1. Riorientamento etico (yama-niyama): meno reattività e dipendenze sottili; più verità, sobrietà, contentezza.
  2. Uso strumentale di āsana e prāṇāyāma: āsana stabili (sthira-sukham), prāṇāyāma progressivo; il corpo diventa alleato della meditazione.
  3. Pratyāhāra: calo dell’iper-stimolazione, più silenzio interno; si riduce l’ansia da prestazione.
  4. Dhāraṇā → Dhyāna: attenzione continua, sedute regolari, oggetto semplice (mantra/Īśvara-praṇidhāna).
  5. Samādhi: gioia non dipendente, allentamento dell’identificazione con ruoli e storie; nasce un orientamento ultimo (dharma).

Linee guida operative (per tornare a Casa)

  1. Yama e Niyama: scegli 2–3 voti e onorali per 40 giorni (es. satya, santoṣa, svādhyāya); verifica ogni sera.
  2. Āsana essenziali: 20–30 minuti, posture stabili e confortevoli; zero acrobazie fini a sé stesse.
  3. Prāṇāyāma dolce: rapporto 1:2 (inspira 4, espira 8), poi 1:1:2 con ritenzioni brevi; mai forzare.
  4. Pratyāhāra: spazi quotidiani senza stimoli; occhi chiusi, sensi raccolti.
  5. Meditazione: 10–20 minuti al giorno, stessa ora/luogo; oggetto semplice (mantra, respiro, luce).
  6. Satsang & guida: trasmissione viva, comunità sobria; evita il culto della personalità.
  7. Karma-Yoga: ogni giorno un gesto di servizio disinteressato.

Riferimenti chiave

  • Singleton, M. Yoga Body: The Origins of Modern Posture Practice (OUP, 2010).
  • Sjoman, N. The Yoga Tradition of the Mysore Palace (1996).
  • Alter, J. Yoga in Modern India: The Body Between Science and Philosophy (Princeton, 2004).
  • Kuvalayananda e rivista Yoga Mīmāṁsā (dal 1924).
  • Pant Pratinidhi e Sūrya-namaskār (1928) — connessioni con danda/vyāyāma.
  • K. V. Iyer & S. Sundaram — Yogic Physical Culture (1928); tournée dimostrative.
  • YMCA e physical education in India coloniale.
  • Iyengar / Jois / Power-Yoga — globalizzazione dell’āsana-centrismo; Bikram/Hot Yoga — format commerciale e cause legali.

Appello ai praticanti

Svegliati, praticante! Se vuoi la libertà, torna alla via interiore: etica vissuta, respiro, meditazione, servizio — e una guida autentica. Non accontentarti di un’ora di relax e di un corpo flessibile: lo Yoga è scienza del Sé e via di liberazione.


Shiva Yoga Temple — Documento integrale a cura di Sri Pranidhana

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Commenti: 1
  • #1

    Nisarga (giovedì, 21 agosto 2025 21:19)

    Grazie, profondamente
    grato per questo utile approfodimento.