16 moduli · Anno I e Anno II · Con Śrī Pranidhānanda · Lissone + Online
Lo yoga come incontro diretto con la realtà. Pratica haṭhica, Śakti, testi classici.
Cosa è lo yoga prima della codificazione patañjaliana. Le radici tantrike, la tradizione nātha, lo yoga upaniṣadico. La domanda fondante: chi è colui che pratica? Testi: Yoga Tattva Upaniṣad, Yoga Śikhā Upaniṣad, Amṛtabindu Upaniṣad.
Il corpo non è ostacolo alla liberazione: è il luogo in cui la liberazione si riconosce. Gheraṇḍa Saṃhitā: ṣaṭkarman, āsana, mudrā, pratyāhāra, prāṇāyāma, dhyāna, samādhi come sette dimensioni di un unico percorso. Testi: Gheraṇḍa Saṃhitā I–II, Śiva Saṃhitā I–II, Varāha Upaniṣad.
L'āsana come pratica di presenza incarnata. Haṭhayoga Pradīpikā I: le 84 āsana, le 4 fondamentali — siddāsana, padmāsana, siṃhāsana, bhadrāsana. Gheraṇḍa Saṃhitā II: 32 āsana con descrizione funzionale. La pratica del sabato lavora su allineamento, respiro nella postura, qualità dell'attenzione. Testi: Haṭhayoga Pradīpikā I, Gheraṇḍa Saṃhitā II.
Prāṇa non è energia da gestire: è Śakti in movimento nel corpo. Le otto kumbhaka classiche — sūryabhedana, ujjāyī, śītkārī, śītalī, bhastrikā, bhrāmarī, mūrcchā, plāvinī — lette nella loro radice tantrika e praticate nel sabato in presenza. Testi: Haṭhayoga Pradīpikā II, Gheraṇḍa Saṃhitā V, Nādabindu Upaniṣad.
Il cuore dell'haṭha tantrico — territorio quasi completamente ignorato nelle formazioni standard. Mahāmudrā, mahābandha, mahāvedha, khecarī, jālandharabandha, mūlabandha, uḍḍīyānabandha, viparītakaraṇī. Testi: Haṭhayoga Pradīpikā III, Gheraṇḍa Saṃhitā III.
Il mantra come struttura ontologica della realtà. Oṃ — analisi viva secondo la Māṇḍūkya Upaniṣad. Nāda Yoga: dall'āhata all'anāhata. Il japa come saṃyama sonoro. Testi: Yoga Tattva Upaniṣad, Nādabindu Upaniṣad, Māṇḍūkya Upaniṣad, YS I.27–28.
La meditazione come scioglimento progressivo del senso dell'osservatore separato. Kṣurikā Upaniṣad: la concentrazione come lama affilata. Dhyānabindu Upaniṣad: il bindu come punto di raccoglimento. Testi: Kṣurikā Upaniṣad, Dhyānabindu Upaniṣad, Amṛtabindu Upaniṣad.
Krama-pūjā: ogni āsana, ogni respiro, ogni mantra come offerta e come atto di riconoscimento. Integrazione del primo anno. Testi: Tantrāloka — Abhinavagupta.
Dal corpo alla sorgente. Shivaismo non-duale, Pratyabhijñā, Spanda. La pratica riletta.
Abhinavagupta e il Shivaismo: non una filosofia da studiare ma una visione da abitare. I 36 tattva śaiva. Confronto con il dualismo patañjaliano: kaivalya come separazione vs. riconoscimento come immersione. Testi: Tantrāloka — Abhinavagupta, Śiva Saṃhitā III–V.
La realtà non è statica: è pulsazione. Spanda come fondamento dell'esperienza meditativa. Il corpo come campo di spanda: ogni āsana, ogni respiro come espressione diretta di Śakti. Testi: Spandakārikā — Vasugupta, Vijñānabhairava Tantra.
Non si conquista la liberazione: si riconosce ciò che si è sempre stati. La coscienza pura non viene raggiunta attraverso la pratica — era già lì. La pratica rimuove ciò che la oscurava. Testi: Pratyabhijñāhṛdayam — Kṣemarāja, Yoga Kuṇḍalinī Upaniṣad.
La devozione come modo di conoscere. Utpaladeva: gli inni śaivi come pratica contemplativa viva. Īśvara praṇidhāna riletto nella prospettiva śaiva. Testi: Inni di Utpaladeva, Tantrāloka, Varāha Upaniṣad.
I cinque koṣa come modalità simultanee di coscienza incarnata. I cakra come mappa della coscienza. Kuṇḍalinī śakti come svelamento naturale del riconoscimento — non tecnica da forzare. Testi: Śiva Saṃhitā III–V, Gheraṇḍa Saṃhitā, Yoga Kuṇḍalinī Upaniṣad.
I quattro requisiti classici (sādhana-catuṣṭaya). Il Testimone (sākṣin). Neti neti come pratica epistemologica. La domanda «Chi sono io?» come saṃyama applicato alla radice. Testi: Tejobindu Upaniṣad, Advayatāraka Upaniṣad, Maṇḍalabrāhmaṇa Upaniṣad.
Come cambia il modo di stare nella postura dopo Spanda e pratyabhijñā? La stessa pratica haṭhica del primo anno riletta con gli occhi della non-dualità. Non una tecnica diversa: una presenza diversa. Testi: Haṭhayoga Pradīpikā IV, Vijñānabhairava Tantra.
Paramparā come struttura viva. Il dīkṣā come momento di riconoscimento. Etica della trasmissione śaiva. Chiusura del biennio: non una sintesi, una soglia. YS IV.34 — puruṣārtha-śūnyānāṃ guṇānāṃ pratiprasavaḥ kaivalyam.