यज्न  Yajna - Rito del Fuoco  यज्न

Come da tradizione, ogni anno viene celebrato un rituale della tradizione indiana, per il MahaSamadhi di Sri Sathya Sai Baba. La celebrazione è stata officiata presso l'ashram di Torbiera Sri Prema Sai Organization Onlus.

Due i momenti che hanno caratterizzato la cerimonia, una Pooja a Ganesha e a seguire il sacro rito del fuoco.



Il significato del termine Yajna è tradotto con "offerta", "oblazione" o "sacrificio", ma anche "adorazione", "invocazione" o "preghiera", dalla radice yaj che vuol dire "offrire", "sacrificare". Gli Yajna sono dei rituali, delle cerimonie e vengono principalmente celebrati per ottenere la liberazione dal karma e dalle afflizioni, e per portare pace, prosperità, felicità ed unità. 

 

L'Havan o Yajna è la cerimonia del fuoco. Nella tradizione vedica il fuoco è simbolo del divino  e viene adorato in tale forma. Partecipare all’Havan trasforma l’energia materiale e grossolana in energia sottile e trasforma l'area tutt’intorno portando pace e armonia. Il fuoco, chiamato in sanscrito, Agni, è il grande trasformatore e rappresenta la fiamma della nostra aspirazione che brucia nel centro del cuore, è l'unione del mondo visibile e invisibile, colui che trasforma la materia. Meditando sul fuoco impariamo a concentrarci sul Divino nella Sua forma di Luce. Rituale indiano con origini tribali in tutto il pianeta. Il culto del fuoco è descritto nei Veda. Durante il rituale vengono fatte delle offerte agli Dei, per assicurare la continuità delle condizioni favorevoli al genere umano.

A livello simbolico Agni è il sacerdote degli Dei e il Dio dei sacerdoti. È l’ospite onorato in ogni casa, che, con la propria luce, allontana i demoni dell’oscurità. Nascendo di nuovo insieme a ogni fuscello di legna, è perennemente giovane e quindi immortale. Il fuoco è luce e quando la luce arriva durante la meditazione, accende il fuoco della Kundalini. La sostanza che si libera attraverso questo processo arriva al corpo e lo invade, avviene l’unione Dio-uomo, cielo-terra.

 

Al fuoco vengono offerti vari elementi, quelli che mantengono la nostra vita, la quale viene simbolicamente offerta a Dio. Vengono così posti nelle fiamme riso, orzo e semi di sesamo; questi ultimi costituiscono la preghiera di eliminare anche i più piccoli semi karmici dalla nostra mente. Diverse le offerte fatte durante un rituale ognuno con un significato ben preciso: acqua, latte, yogurt, zucchero, ghee, miele, frutta, frutta secca, certe foglie, fiori, incenso, profumo e una noce di cocco che simboleggia l’abbandono del nostro ego. Man mano che gli officianti compiono le offerte, recitano ad alta voce il mantra Swaha, che significa appunto: io offro. L'Hawan, o Yajna è un rituale collettivo, volto a purificare tutti gli ostacoli interni ed esterni, che velano in noi la luce della conoscenza, rappresentata dal fuoco. Il calore delle fiamme simboleggia l'energia (la shakti) che ci serve per compiere il difficile cammino, il profumo che si sprigiona dalle offerte è l'aroma della presenza divina, il nettare degli Dei che ci deve impregnare.

 

IL DHUNI

Il Dhuni è la fossa dove viene acceso il fuoco sacro. Il Dhuni può avere forme diverse, a cerchio, a quadrato, ottagonale, a triangolo equilatero, ecc.. Ognuna rispecchia specifiche peculiarità energetiche e a seconda della pratica spirituale, o del rito.

Il luogo del rito viene preparato con grandissima cura e attenzione. Alcuni Dhuni sono perenni, cioè una volta accesi, non vengono più spenti. Lo Yajna, è considerato un mezzo efficace per comunicare con l'energia divina ed è celebrato per mantenere l'equilibrio fra gli elementi della creazione e per armonizzare tutti i piani dell'esistenza. Una antica preghiera sanscrita dice:

OM
Offro allo spirito del fuoco
meriti e colpe.
A questo fuoco offro
i miei sensi fisici
e uso le mie emozioni
come veicolo del sacrificio.


I mantra recitati durante una cerimonia del fuoco creano mutamenti nell'atmosfera, influenzano profondamente e positivamente i luoghi circostanti e le persone che partecipano o anche solo assistono alla cerimonia. I suoni dei mantra contengono l'essenza e il potere spirituale delle divinità, poichè secondo la scienza yogica, la vibrazione del suono delle varie lettere, ha una corrispondenza esatta con gli elementi del cosmo e del corpo umano.

« agnim īḍe purohitaṃ yajñasya devam ṛtvijam hotāraṃ ratnadhātamam »

 

 

« Ad Agni rivolgo la mia preghiera, al sacerdote domestico, al divino officiante del sacrificio, all'invocatore che più di tutti porta ricchezze. »

 

Così ha inizio il RgVeda, il testo più antico della filosofia vedica.

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