VEDA YOGA MANTRA SHIVA LISSONE

Studio e pratica della Tradizione Vedica

La prima realtà in Italia

Al fine di raggiungere la perfezione nello Yoga, voi dovete applicare i precetti che i Veda prescrivono; non c'è dubbio sul fatto che anche l'ascolto della loro recitazione sia capace di purificarvi la mente e portarvi ad un livello superiore".
Sri Sathya Sai Baba

"Om Saha nav avatu saha nau bhunaktu saha vlryam karavavahaitejasvi nav adhltam astu ma vidvishavahai"

Muoviamoci tutti insieme; siamo felici insieme; agiamo insieme all'unisono; Viviamo in armonia ed in comunione reciproca, Rig Veda


PROGRAMMA

 

SEZIONE MANTRA - INNI - SLOKAS

 

« agnim īde purohitam yajñasya devam rtvijam hotāram ratnadhātamam »  

« Ad Agni il fuoco interno, il prana, il potere della vita, io rivolgo questi mantra per purificare le mie azioni passate e presenti, all'invocatore che più di tutti porta ricchezze. »

Così ha inizio il RgVeda, il testo più antico della filosofia vedica.

 

Introduzione

Scienza del suono - vibrazione energetica delle cellule - purificazione dei 5 involucri - sbloccare l'energia vocale - il diaframma - l'accordo - i modelli di Meditazione sonora e mentale - liberare gli strati mentali: inconscio - subconscio - conscio - introduzione  ai 4 Veda i Testi più antichi dello Yoga Tradizionale.

 

Mantra di apertura

Ganapathi Prathana - da Krsna Yajurveda e Rigveda - spiegazione, significato e corretta pronuncia

Yoga Sutra Patanjali - da Yoga Sutra Testo - spiegazione, significato e corretta pronuncia

Guru Stotram - spiegazione, significato e corretta pronuncia

 

Moksha Mantra

Mantra della Liberazione: questi mantra aprono la Via alla visione del Sè. Purificano le onde mentali più pesanti e inducono effetti sui livelli più profondi della persona.

Om - da Rig Veda - il Mantra seme.

Gayatri Mantra - da Rigveda - sviluppo della coscienza intuitiva.

Mrityuinja Mantra - da Yajur-veda - mantra legato alla guarigione fisica emotivo-psicologica. 

Asato Maa Sadgamaya - da Shukla Yajur-Veda
Namaste Astu Bhagavan - da Rig-Veda
Agnirme Vaachi Shritah - da Krishna Yajur-Veda

Descrizione profonda, proprietà energetiche e di purificazione delle onde mentali negative. Spiegazione in italiano, significato del mantra e corretta pronuncia

 

Mantra invocativi

Ganapati Atharva Sirsam - da Atharvaveda - considerato uno degli inni più importanti dedicati a Ganesha che appartiene alla sezione vedica Atharvaveda. Atarvha, significa determinazione, unicità di intenti, mentre sirsa, significa intelletto (orientato alla Liberazione). Spiegazione in italiano, significato del mantra e corretta pronuncia.

 

Mantra della presa di Rifugio

Ksama Prathana 

Recitato alla fine di ogni sessione di studio, cerimonia, festività e recita dei mantra vedici. Esso, ci ricorda quale sia il vero ed unico rifugio per l'essere umano non ancora realizzato.

Spiegazione in italiano, significato del mantra e corretta pronuncia.

 

Mantra della Pace

Shanti Mantras da Yajurveda - di solito vengono recitati all'inizio e alla fine di una cerimonia, una meditazione, una festività, un'occasione importante. Queste sacre formule hanno lo scopo di calmare la mente di chi recita come di chi ascolta oltre a invadere l'ambiente circostante (ad esempio la propria casa) di energie spirituali e benefiche. I Mantra della pace, invocano la pace interiore attraverso la purificazione della mente, rendendola un’esperienza vera e non solo una parola, così che possa essere percepita e trasmessa anche agli altri. 

Om dyauh santirantariksam santih prthivi santi,

rapah santirosadhayah santih,

vanaspatayassantirvisve devah santih, brahma santih,

sarvam santih santireva santih sa ma santiredhi,

Om santih santih santih

 

Svasti vacaka sloka - Nella tarda estate del 2008, durante una conversazione con i suoi studenti Sri Sathya Sai Baba diede istruzione di modificare la classica formula "loka samsta suhkhino bhavantu", in "samasta lokah sukhino bhavantu". Pertanto il significato del verso cambiò da "Possano tutti gli esseri del mondo essere felici" in "Possano tutti i mondi essere felici". Tale variazione data dal Veda Purusha in persona, non ha cambiato la metrica del verso nè dell'intera strofa.

 

Saha Naavavatu - da Krishna Yajur-Veda

 

Mantra di adorazione

Sarva Devata Gayatri - da Taittirya Aranyaka - Mahanarayana Upanishad - Gayatri è anche un nome della struttura metrica della lingua sanscrita secondo cui è composto questo mantra: ovvero ventiquattro sillabe disposte su una terzina di versi disposti su otto sillabe. Con tale metro, sono stati composti numerosi mantra, tra cui il più conosciuto e famoso nella tradizione è il Gayatri che è considerato l'essenza dei Veda. In realtà, ogni divinità vedica ha il proprio gayatri mantra che viene recitato in suo onore, tra questi, il Sarva Devata. Spiegazione in italiano, significato del mantra e corretta pronuncia.

 

Devi Suktam - da Rigveda - il Devi Suktam, detto anche Vak Suktam, è un inno di lode alla Dea della Consapevolezza e del linguaggio ed è dedicato alla Madre Divina, rappresentata dalle sue principali forme: Sarasvati, Laxmi, Durga, Parvati. In questo inno, che si trova nel decimo mandala del Rigveda samhita al numero 125, la Regina dell'Universo rivela il suo potere sovrano che dona tesori di conoscenza.

 

Narayana Upanishad - da Atharva Veda

 

Spiegazione in italiano, significato del mantra e corretta pronuncia.

 

Mantra di Shiva
Sri Rudram - da Taittirya Samhita Yajur Veda
Il più antico inno tratto dal Krsna Yajurveda è anche il più lungo inno del triennio, dove lo studente inizierà a cimentarsi con le reali frequenze vibratorie di uno dei più il potenti mantra della Tradizione, che permette e aiuta ogni processo di trasformazione e attiva una nuova rinascita delle cose, sia in termini materiali, psicologici che spirituali. Spiegazione in italiano, significato del mantra e corretta pronuncia.


SEZIONE UPANISHAD

Mandukya Upanishad

Brihadaranyaka Upanishad 

Chandogya Upanishad

Taittiriya Upanishad

Kena Upanishad 

Isà Upanishad

Katha Upanishad

Kena Upanishad 

Isà Upanishad

 

Le Upanishad costituiscono la parte conclusiva dei Veda. In origine diverse migliaia, ne rimangono più di 200, benché‚ per tradizione, quelle più considerate  siano 108.

La loro datazione è incerta: le più antiche dovrebbero risalire all'VIII e al VII secolo a.C., antecedenti all'era buddista; le più recenti al V o al IV secolo a.C. 

Ma le Upanishad veramente importanti sono poco più d'una dozzina e sono denominate Upanisad antiche e medie oppure vediche, appartenenti alle varie scuole che si rifanno alle Samhita vediche e quindi fanno parte della rivelazione, e risalgono a un periodo compreso, tra il 700 e il 300 a. C.

Le Upanishad sono state composte da autori ispirati, i rishi, che attraverso intense meditazioni hanno udito interiormente il suono della profonda ispirazione del Brahman.  Queste Upanishad, appartengono alla letteratura rilevata o sruti (lett.: "ciò che è stato udito" ) e presentano tratti altamente meditativi, tipici dello Jnana Yoga.

Con  (upa-nisad = sedersi vicino) si fa riferimento al carattere dell'insegnamento, trasmesso dal maestro al discepolo, Guru-chela, che avendone le qualificazioni, gli si sedeva  vicino.

 

Nella Brihadaranyaka Upanishad ad esempio, vi è formulata una cosmologia che illustra come all'inizio c'era soltanto il nulla, il non - essere, dal quale si produsse l'universo. In ogni uomo alberga una scintilla del Brahman, l'energia cosmica: si tratta dell'atman, il principio dell'individualità o il sè. Viene poi data una corrispondenza intima tra il micro e il macrocosmo, sulla base di vari spunti vedici. Ogni creatura riceve qualcosa dal Brahman: l'incarnazione più completa di quest'energia è il brahmano o brahmino, il sacerdote. In questa Upanishad si torna sulla questione delle caste indiane.

In questa Upanishad si dichiara che del Brahman, la Realtà Ultima, non si può parlare. Nessuna argomentazione verbale riuscirebbe a renderne la vera natura. Per questo motivo , nacque un metodo al negativo che arrivare ad eliminare una dopo l’altra tutte le sovrapposizioni che velano la Natura Ultima delle cose: Neti Neti, "non questo, non quello". Questa sembra essere l'unica espressione applicabile all'energia cosmica.

Viene poi indicata l'identità tra il Brahman e l'atman, tra l'energia impersonale e l'identità personale, tutto il mondo non è altro che l'atman. L'atman è indistruttibile ed eterno. L'uomo dovrà prendere coscienza della propria identità autentica, per capire che il suo atman, la sua propria natura intima, contiene un principio universale. Egli rifuggirà dalle passioni, votandosi all'ascetismo ed un certo punto della propria evoluzione, infine, si lascerà dietro qualsiasi massima o norma etica: sarà libero sia dal male che dal bene. In questo stato d'animo non traccerà più alcuna distinzione tra sè e gli altri, rendendosi conto della perfetta identità tra il Brahman e l'atman. E non potrà più temere nulla: la sua vita sarà immortale, ormai, come quella del cosmo. 

 

Anche nella Chandogya Upanishad, Il protagonista della Upanishad è il brahmano Uddalaka Aruni. Anche qui viene data una perfetta corrispondenza tra il micro e il macrocosmo: uno stesso fenomeno, il respiro, che  pervade ogni ambito dell'universo e continua a sussistere in ogni istante, persino nel sonno profondo. Con alcune varianti, ci si riallaccia alla Briahadaranyaka Upanishad: dal non - essere deriva l'essere; in questo caso, si passa poi alla descrizione dell’origine dell’universo come Lingam, avente forma di uovo cosmico. Al punto culminante della Upanishad, Uddalaka si rivolge al figlio, ammonendolo: " Quello sei tu, Cvetaketu!". " L’espressione Quello, è l'atman, il principio individuale che corrisponde al Brahman, e si cela in ogni essere”. In questo modo, il figlio apprende la propria perfezione.

E` l'atman che permette ad un seme di produrre un grande albero. Esso è un'essenza sottile, una forza invisibile che consente ad ogni essere di realizzare la propria natura. E` il respiro vitale, che infonde energia alle creature e in ultima analisi, è il Brahman stesso.

Bisogna cercare dentro di sè la propria Sorgente, una scintilla energetica che ospitiamo in un piccolo spazio vuoto del cuore. Se vi si riesce, aiutandosi con la meditazione, i sacrifici e lo studio dei Veda, non ci si ammalerà più, nè si soffrirà o si morirà, perchè la morte è del corpo non del suo principio, il Sè.

Così, si entrerà nel mondo del Brahman, per non far più ritorno sulla terra . Il ciclo delle rinascite, samsara,  viene interrotto . Un'esistenza eterna attende l'atman, nel suo amplesso con il Brahman, che è la sua stessa fonte, il Sat-Cit-Ananda, ovvero Essere-Coscienza-Beatitudine.

 

Nella Taittiriya Upanishad invece viene ripresa l’idea dell'identità Brahman-atman. Si dichiara che nella sacra sillaba Om si cela l'essenza del Brahman. 

 

Kena Upanishad 

Isà Upanishad

Katha Upanishad

 

Nella Kena Upanishad si dice che il Brahman non può essere insegnato, nè pensato, nè descritto: nè chi crede di conoscerlo, nè chi crede di non conoscerlo coglie nel segno. 

 

Nella Isà Upanishad si afferma che per vivere il Brahman, bisogna abolire la mentalità dualistica di ‘io e tu’: solo così, ad un certo punto, si capirà che nell'alto dei cieli come nel profondo della terra, c'è soltanto il proprio . La distinzione tra noi e gli altri viene annullata, riconoscendo un unico  per tutti e solo a quel punto, abbandonando sia la conoscenza che l'ignoranza, si attingerà l'immortalità. 

 

Nella Katha Upanishad si narra dell'incontro tra Naciketas, il primo uomo che morì, e Yama, il Dio della morte.

 

"Dopo la morte, l'uomo esiste ancora oppure no?" E` questa la domanda angosciante che Naciketas pone a Yama. Ma non otterrà una vera risposta: Yama infatti si limita a dirgli che l'atman è immortale ed eterna.

 

Mundaka Upanishad 

Mandukya Upanishad

Cketacvatara Upanishad

 

Nella Mundaka Upanishad vengono ammessi due ambiti della conoscenza. Da un lato, c'è il campo delle scienze inferiori: lo studio dei Veda, l'astronomia, la fonetica, la ritualistica, la grammatica, la metrica e l'etimologia. Dall'altro c'è la scienza superiore, il cui oggetto è solo la conoscenza del Brahman attraverso la meditazione o Yoga.

 

Nella Mandukya Upanishad si parla di quattro stati di coscienza o piani di realtà: Vaichvanara, stato di veglia; Taijasa, stato onirico; Prajnà, stato del sonno profondo; Turiya, stato indefinibile, trascendente. Nel primo la conoscenza dell'adepto si fonda sul pensiero dualistico e sulle distinzioni io e gli altri, richiamandosi agli oggetti dei sensi.

Nel secondo si volge invece all'interiorità, cioè agli oggetti del sogno, Nidra.

Nel terzo l'adepto non vede più alcuna immagine, quindi può rinunciare ad effettuare la distinzione tra soggetto ed oggetto.

Nel quarto, infine, egli non dipende più da alcunché, all'infuori di sè stesso: ha realizzato la perfetta unione, Yoga,  tra il Brahman e l'atman. Ormai coltiva una consapevolezza non - duale, evitando di riferirsi alle cose esteriori e a quelle interiori perchè vive tutto impersonalmente. Non c’è più l’idea della persona che fa esperienza, ma resta solo l’esperienza.

 

La Cketacvatara Upanishad, infine, è quella tra le più recenti delle composizioni antiche. Nel Brahman è insita una trinità: Dio, atman e " natura " (prakriti). Dio è il Signore del mondo, Colui che lo crea, lo mantiene e lo distrugge. A volte è chiamato Rudra, altro nome di Shiva. La natura è illusoria, maya, nient'altro che il prodotto di un gioco di prestigio, Lila, del mago divino. Essa appare in un certo modo, ma non è in quel modo. L'atman è il sè individuale: da un lato, un elemento personale; dall'altro, una componente eterna del Brahman imperituro.

“Colui che, attraverso le opportune pratiche yogiche, scoprirà che Shiva abita nel suo stesso cuore, otterrà la liberazione o samadhi”.

 

Il suo atman sarà riassorbito nel Brahman. Anzichè‚ sulla conoscenza, qui si insiste sulla devozione (bhakti) nei confronti del Signore. Questa Upanishad si discosta, per grandi linee dalle altre perchè influenzerà molto la religiosità della massa.


SEZIONE PUJA E HOMA

 

Puja significa "adorazione", ed è la cerimonia officiata dal brahmino, o Pujari, dedicata a una particolare Divinità, il cui scopo profondo è scoprire la propria identità divina.

La sua durata è variabile, dai dieci minuti fino a molte ore.

La Puja riguarda per lo più la vita in generale e la vita spirituale in particolare, ha effetti sia sull'individuo singolo che sulla collettività. Non sappiamo mai che cosa ci succederà, che cosa porterà il domani, la Puja ci offre quindi una sorta di protezione preventiva.

Tutti hanno sperimentato qualche forma di sofferenza nella loro vita, e nessuno desidera soffrire ancora: siamo tutti alla ricerca della felicità e di condizioni positive.

Spesso però, anche se desideriamo la felicità con tutte le nostre forze, essa non arriva, e a volte al suo posto arrivano grosse sofferenze. Questo accade perché abbiamo vissuto molte vite, durante le quali abbiamo compiuto molte azioni, accumulando così le conseguenze dei nostri errori e del nostro egoismo. Tutto questo ritorna sotto forma di karma in molti eventi che ci accadono.

La Puja purifica tutto questo.


RITIRO FINE ANNO - una giornata presso Shiva Yoga Lecco

Ogni fine anno nel periodo tra Maggio e Giugno una domenica di ritiro - date da definirsi


Questo training fornisce una panoramica sull'origine e sull'evoluzione dei Veda e lo presenta come una potente tradizione che è rilevante nel 21° secolo come lo era mille anni fa. 

 

I Veda, sono i testi sacri più antichi al mondo in cui è custodito lo Yoga Superiore, lo Yoga fatto e praticato nella sua totalità e originalità. Essi sono pieni di misticismo, scienza e saggezza, ma per impararli tutti non basterebbe una sola vita, perchè troppe le nozioni, gli argomenti e i segreti contenuti al loro interno.
Furono una scoperta e uno svelarsi della potenza del suono, della vibrazione, della parola e della sua misteriosa capacità di rivelazione, purificazione  e intuitiva ispirazione: il mantra.

Il suono dei mantra è considerato altamente purificante e calmante perchè si basa su una scienza esatta che studia da sempre la relazione tra vibrazione e materia. Per tale motivo vi è una attenzione rigorosa alla pronuncia e intonazione corretta, per esprime la giusta vibrazione-suono con i suoi straordinari effetti benefici.

Lavorare sulla voce, significa lavorare sul respiro;
lavorare sul respiro, significa liberare le emozioni;
liberare le emozioni, significa liberare il nostro potenziale;
liberare il nostro potenziale, significa crearsi una vita straordinaria.

 

L'effetto degli inni e dei mantra vedici è sorprendente:

 

aumento della memoria e della concentrazione;
sviluppo della consapevolezza di se e della gioia del cuore;
riduzione degli stati nervosi e ansiosi;
aumento della serenità e positività;
armonizza la respirazione;
ripulisce dalle vasana e dal karma negativo;
rigenera e rivitalizza le cellule del corpo;
innalza e potenzia la qualità del prana;
dona vitalità e produce un buon sonno;
introduce spontaneamente alla meditazione naturale;
esalta l'innato potenziale spirituale umano;
rende la mente equilibrata, stabile e felice.


VEDA YOGA MANTRA SHIVA LISSONE

"Al fine di raggiungere la perfezione nello Yoga, voi dovete applicare i precetti che i Veda prescrivono; non c'è dubbio sul fatto che anche l'ascolto della loro recitazione sia capace di purificarvi la mente e portarvi ad un livello superiore".
Sri Sathya Sai Baba


Come da sempre negli ultimi secoli la Scienza arriva a confermare gli effetti benefici degli inni vedici e dei mantra vedici che nell'antichità erano già stati scoperti dai pandit e da chi li studiava e recitava.

Un articolo su "Scientific American" dal titolo "Un Neuroscienziato esplora l'effetto sanscrito"  (https://blogs.scientificamerican.com/observations/a-neuroscientist-explores-the-sanskrit-effect/) parla più nel dettaglio di questi benefici, così descrivendoli:

 

"la memorizzazione di mantra antichi aumenta le dimensioni delle regioni del cervello associate alla funzione cognitiva".

Un centinaio di giovani vestiti con il dhoti sedevano a gambe incrociate sul pavimento in file, chiacchierando tra loro. A un segnale del loro insegnante, la sala divenne silenziosa ed iniziarono a recitare. Senza pausa o errore, interamente a memoria, un lato della stanza intonava una riga del testo, quindi l'altro lato della stanza rispondeva con la riga successiva. Le voci di basso e baritono riempivano la sala di una prosodia sonora, ogni parola distintamente udita, le loro braccia si muovevano insieme per marcare il tono e l'accento. L'effetto era ipnotico, suono antico che riverberava attraverso la stanza, saturando cervello e corpo. Dopo 20 minuti si fermarono, all'unisono. Era solo una dimostrazione. La recita completa di uno dei più antichi testi sanscriti dell'India, lo Shukla Yajurveda , dura sei ore.

Ho passato molti anni a studiare e tradurre il sanscrito e sono rimasto affascinato dal suo apparente impatto sulla mente e sulla memoria. Negli antichi metodi di apprendimento dell'India la memorizzazione testuale è standard: studiosi tradizionali, o pandit, padroneggiano molti diversi tipi di poesia sanscrita e testi in prosa; e la tradizione sostiene che esattamente memorizzare e recitare le antiche parole e frasi, note come mantra, esalta sia la memoria sia il pensiero.

Ho notato che più traducevo e studiavo sanscrito, più la mia memoria migliorava. Compagni di studio e insegnanti hanno spesso sottolineato la mia capacità di ripetere esattamente le stesse frasi dei docenti quando facevano domande in classe. Altri traduttori di sanscrito mi hanno riferito di simili cambiamenti cognitivi. Quindi ero curioso: c'era effettivamente un "effetto Sanscrito" specifico della lingua come rivendicato dalla tradizione?

 

Quando sono entrato nel programma di dottorato di neuroscienza cognitiva all'Università di Trento (Italia) nel 2011, ho avuto l'opportunità di iniziare a indagare su questa domanda. I Pandit in India del Vedic Sanscrito si allenano da anni per memorizzare oralmente e recitare esattamente i testi orali di 3000 anni, che vanno da 40.000 a oltre 100.000 parole. Volevamo scoprire come un allenamento della memoria verbale così intenso possa influenzare la struttura fisica del loro cervello. Attraverso la partnership India-Trento per la ricerca avanzata (ITPAR), abbiamo reclutato pandit vedici di diverse scuole grazie  al governo nella regione di Delhi; poi abbiamo utilizzato la risonanza magnetica strutturale (MRI) presso il National Brain Research Center dell'India per esaminare il cervello di pandit e controlli abbinati per età, sesso, passioni, dominanza degli occhi e multilinguismo.

Ciò che abbiamo scoperto dalla scansione MRI strutturale è stato notevole. Numerose regioni nel cervello dei pandit erano drammaticamente più grandi di quelle dei controlli, con oltre il 10 percento di materia grigia in più su entrambi gli emisferi cerebrali e aumenti sostanziali dello spessore corticale. Sebbene le basi cellulari esatte della materia grigia e le misure di spessore corticale siano ancora sotto esame, gli aumenti di queste metriche sono coerentemente correlati con una migliore funzione cognitiva.

La cosa più interessante per la memoria verbale era che l'ippocampo destro dei pandit - una regione del cervello che svolge un ruolo vitale nella memoria a breve e lungo termine - aveva più materia grigia dei controlli in quasi il 75% di questa struttura subcorticale. I nostri cervelli hanno due ippocampi, uno a sinistra e uno a destra, e senza di loro non possiamo registrare alcuna nuova informazione. Molte funzioni di memoria sono condivise dai due hippocampi. Tuttavia, il destro è più specializzato per i pattern, sia sonori, spaziali o visivi, quindi l'ampio aumento della materia grigia che abbiamo trovato nell'ippocampo destro dei pandit aveva senso: la recitazione accurata richiede codifica e riproduzione del pattern sonoro estremamente precisa. I pandit hanno anche mostrato un ispessimento sostanziale delle regioni della corteccia temporale destra associate alla prosodia vocale e all'identità vocale.

Il nostro studio è stato una prima incursione nell'immaginare il cervello di pandit di sanscrito professionalmente preparati in India. Sebbene questa ricerca iniziale, incentrata sul confronto intergruppo della struttura cerebrale, non potesse affrontare direttamente la questione dell'effetto sanscrito (che richiede studi funzionali dettagliati con confronti di memorizzazione tra lingue diverse, per i quali stiamo attualmente cercando finanziamenti), abbiamo trovato qualcosa di specifico sul verbale intenso allenamento della memoria. Il sostanziale aumento dei pandit nella materia grigia degli organi critici di memoria verbale significa che sono meno inclini a devastanti patologie della memoria come l'Alzheimer? Non lo sappiamo ancora, anche se i resoconti aneddotici dei medici ayurvedici indiani suggeriscono che potrebbe essere il caso. In tal caso, ciò solleva la possibilità che la memoria verbale "esercitarsi" o allenarsi possa aiutare gli anziani a rischio di ritardo cognitivo lieve o, ancora più radicalmente, a prevenirne l'insorgenza.

In tal caso, l'allenamento potrebbe essere corretto. Un giorno stavo girando quattro insegnanti senior pandit dimostrando le diverse velocità di recitazione. A metà della seduta, tutti e quattro si fermarono all'improvviso. "Cosa c'è che non va?' Ho chiesto. "Uno di noi ha commesso un piccolo errore", è stata la risposta. "Non importa", dissi io. "Sì, ma importa a noi" risposero loro e ripresero l'intera recitazione dall'inizio.

 

INDIAN YOGA VEDA MANTRA LISSONE

Modalità di ammissione

. Ciclo triennale continuo (consigliato) - lo studente inizia e conclude senza interruzione gli studi degli anni accademici che iniziano sempre a Ottobre di ogni anno.

. Ciclo triennale Moduli aperti - lo studente può accedere in qualsiasi momento dell'anno e termina a conclusione di tutti gli 8 Moduli - ogni Lezione mensile è un Modulo.

Metodi di insegnamento Tradizionale - 4 Sezioni da 3 anni ciascuna

Al fine di agevolare lo studente Occidentale, poco incline a processi di apprendimento lunghi su temi a lui poco famigliari, abbiamo sviluppato un primo Triennio di studio-pratica per mostrare e divulgare questa millenaria scienza della Vita, il Veda, in modo più lineare e accessibile per tutti. 

La prima Sezione di apprendimento, dura tre anni e ha un costo fissato per annualità 690€. A conclusione del triennio, sarà riconosciuto a seguito di un esame finale, un certificato avente qualifica di Istruttore di Canto Vedico che sarà in grado di padroneggiare le basi iniziali della memorizzazione, della fonetica, dell'insegnamento filosofico sul vasto panorama vedico e sui primi procedimenti della ritualità.

Le ultime 3 Sezione di apprendimento, durano 9 anni e vengono tutte proposte, secondo Tradizione, a Libera Donazione (il che significa che ognuno continuerà il suo Percorso Spirituale libero dal vincolo economico e aiuterà la scuola ed il suo Progetto di divulgazione, secondo le proprie possibilità). A conclusione dell'intero processo di apprendimento, sarà riconosciuto a seguito di un esame finale, un certificato avente qualifica di Insegnante di Canto Vedico che sarà in grado di padroneggiare la fonetica, la pronuncia, la memorizzazione dei sacri testi principali, la conoscenza di studio, la filosofia delle Upanishad principali, le Meditazioni integrate, le tecniche respiratorie e di insegnamento, la conduzione della ritualità domestica e di gruppo. Sarà ciò che India è conosciuto con il termine brhamino (colui che è fondato nella ricerca del Brhaman) e intende sviluppare un reale Percorso Spirituale di miglioramento di sè attraverso la Tradizione vedica.

Imparare a memoria gli inni, i mantra e gli slokas è un passo essenziale nello studio dei Veda. La ripetizione e la recitazione da parte dell'insegnante e degli studenti è sempre stata impartita oralmente. Questo processo, stimola particolari aree cerebrali aumentandone funzionalità e sviluppo cognitivo-intuitivo.

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